Tempio del Valadier: un viaggio tutto all’insù

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Una domenica di marzo abbiamo deciso di andare al Tempio del Valadier, incuriositi dalle recensioni super positive su Tripadvisor. Per chi abita nelle Marche, le Grotte di Frassassi sono come recitare il Padre Nostro per un sacerdote. Ecco, noi la preghiera l’avevamo già fatta qualche tempo fa. Non sapevamo però che a pochi km di distanza c’era la messa completa.

La salita al Tempio del Valadier

Non ho ancora capito perché tutte le cose che hanno a che fare con la religione richiedono fatica. Il Tempio del Valadier non ne è esente. Il cartello iniziale, che segnala i 700 metri tutti in salita, o quasi, da percorrere per arrivare al tempio, non è forse il messaggio di benvenuto ideale che il turista medio si aspetta di trovare.

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L’inizio della salita per il Tempio del Valadier

Non sottovalutate l’importanza della cannella che si trova nel piccolo parcheggio situato ai piedi del percorso in salita. Nessuna, e ripetiamo, nessuna cosa è messa lì per caso. Il divieto che fissa a 20 litri d’acqua giornalieri il limite massimo di utilizzo non ci tange.

I primi 400-500 metri sono i più difficili. La salita non concede un attimo di sosta. Al mio fianco avevo il suocero, che chiamo rispettosamente “il Signore”. Non immaginavo che, in un percorso così, avrei avuto più volte a che fare con un altro Signore.

Lungo la salita, alla mia destra avevo lo spettacolare scenario della gola di Frasassi, alla sinistra invece Gesù. Giuro, ho imparato il numero delle postazioni della via Crucis salendo verso il Tempio del Valadier. Quelli che io chiamo, talvolta, effetti collaterali.

Nella settima postazione c’è la prima panchina che si trova nella salita, meta ambita per chi, come mio suocero, è rosso in faccia non tanto per l’abbronzatura quanto per lo sforzo dei primi 300-400 metri tutti in salita senza mai un attimo di pausa. Mi siedo con lui, e intanto accolgo la pace dei sensi che si respira da quassù.

Riprendiamo il cammino. Tenendo in mano il giubbotto del suocero (se venite a marzo ed è una giornata sui 13-14 gradi toglietelo se non volete morire di caldo), continuo a tenere il conto delle postazioni. È il miglior metodo per rendersi conto a che punto è l’arrampicata all’insù.

Dopo circa 500 metri la strada spiana un po’, permettendo al Signore, laico, di rifiatare un po’. Le due signore, fidanzata e suocera, davanti, ormai non si vedono più. È forse un segno divino, stiamo arrivando. Intanto ci lasciamo alle spalle la seconda panchina.

La via crucis personale del suocero sta per terminare. Un ultimo pezzo in salita e poi la strada regala il primo e unico tratto in discesa, all’andata. Riesco a intravedere Chiara con la madre uscire dal Tempio del Valadier, dove erano dunque già state. Capisco di aver accumulato con il suocero un ritardo importante.

Lascio il signore al suo destino ed entro nel tempio. Vi dico la verità, l’interno non è paragonabile all’immagine suggestiva che offre ai suoi visitatori all’esterno. Ma non, come si potrebbe pensare, di fronte. L’angolo migliore per vedere il Tempio del Valadier è alle sue spalle, salendo le scalette che portano nel cuore della grotta.

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Il tempio del Valadier visto di spalle

È da qui che si possono scattare le foto migliori. Sempre che non abbiate paura di scivolare nei gradini, per via delle gocce continue che cadono dalla sommità della grotta, le stesse gocce che ci hanno accompagnato all’interno delle Grotte di Frasassi.

Insieme a Chiara, ho proseguito le scale che portavano sempre più nel cuore della grotta, dove per Natale viene allestito il presepe vivente, un’esperienza incredibile per chi ha la possibilità di andare a Genga nel mese di dicembre.

Il buio si faceva sempre più fitto. Chiara ha cercato di fare luce con il proprio cellulare, ma il risultato non è stato dei migliori. Avendo compreso che forse ci eravamo spinti al limite, decidiamo di tornare indietro, fotografando ancora una volta il suggestivo tempio.

Ad una trentina di metri, c’è il Santuario della Madonna di Frasassi, S. Maria Infra Saxa. L’ingresso è gratuito. Anche in questo caso, vale il discorso fatto per il tempio. Personalmente, la magia data da un luogo così insolito è inarrivabile.

Un ultimo saluto al tempio e al simpaticissimo cane Marco e poi via giù, in picchiata verso il parcheggio. Prima, però, uno sguardo alla statua di papa Leone XII. Fu lui, nel 1828, a volere la costruzione dell’edificio, su progetto dell’architetto Giuseppe Valadier.

Come arrivare al Tempio del Valadier

Noi arrivavamo da Ancona. Nel primo tratto abbiamo preso le indicazioni per Pesaro, per poi svoltare al cartello “Roma”, all’altezza dell’entrata/uscita Ancona Nord dell’autostrada A14, imboccando la statale 76. Siamo proseguiti dritti, fino al cartello che indicava le Grotte di Frasassi.

Il Tempio del Valadier si trova dopo circa 2-3 km dall’ingresso delle grotte. Sottolineo ingresso delle grotte e non parcheggio delle grotte, perché sono due cose differenti. Proseguite dritti, con fede, fino a che troverete, lungo il vostro senso di marcia l’insegna “Presepio Vivente”.

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Il parcheggio del Tempio del Valadier

Qui c’è un piccolo parcheggio, che sì e no potrà contenere, esagerando 15 auto. Una volta parcheggiata l’auto bevete dalla cannella qualche sorso d’acqua fresca, per affrontare al meglio la salita. E ricordate: le postazioni della via crucis sono 14.

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