Cosa vedere nella Foresta Nera

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La Foresta Nera

La Foresta Nera ti avvolge, ti diverte, ti sorprende. Siamo tornati a casa da un giorno, dopo un viaggio di 2.300 km. Partenza da Ancona, destinazione più lontana raggiunta Baden-Baden. Dopo i primi 2 giorni con caldo anomalo, abbiamo ritrovato la nostra temperatura ideale, compresa tra i 20 e 25 gradi. Un soggiorno durante il quale si è visto e imparato tanto, tra cascate, musei, orologi e deliziosi paesi immersi nel verde della Germania. Vi proponiamo il nostro itinerario di 5 giorni, con annessi gli hotel dove abbiamo soggiornato, consigliandovi cosa vedere nella Foresta Nera calcolando che eravamo in macchina e in estate, prima settimana di agosto.

Fussen

Il nostro viaggio per la Foresta Nera è iniziato mercoledì 2 agosto. Partiti da Ancona, ci attendono circa 750 km fino a Fussen, piccola città tedesca posta quasi al confine con l’Austria, celebre per essere la località più famosa vicina ai castelli di Neuschwanstein e Hohenschwangau.

Arriviamo a Fussen intorno alle 4 del pomeriggio, dopo un viaggio in macchina della durata di circa 10 ore, incluse soste eccetera. Una volta arrivati, parcheggiamo, a pochi metri dal centro della città, che conta meno di 15 mila abitanti.

Il paese, almeno personalmente, non mi ha destato chissà quale impressione. Lo si visita in fretta, noi ci siamo stati circa 2 ore. La parte migliore è il centro, con la zona pedonale e i tanti turisti che la scelgono come tappa intermedia prima della visita ai castelli.

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Fussen, la zona pedonale

Dopo la visita al centro, ci dirigiamo fuori dalla città, verso la cascata, segnalata dalle indicazioni stradali. Nulla di che, una passeggiata che ci consente però di assaggiare il sole della Baviera e le temperature oltre i 30 gradi.

Torniamo alla macchina e ci spostiamo alla vicina Roßhaupten, un paese di 2 mila abitanti a circa 10 km da Fussen, dove abbiamo soggiornato la prima notte, visti i prezzi non proprio economici della ben più famosa cittadina tedesca.

Non senza qualche difficoltà troviamo il nostro hotel, Pension Taormina. Ad accoglierci una signora tedesca, l’unica in una settimana a parlarci in uno stentato italiano, insieme a quello che dovrebbe essere il marito (il proprietario probabilmente). Tutte le altre persone che abbiamo incontrato quasi esclusivamente il tedesco. L’inglese, questo sconosciuto.

Prima di cena, decidiamo di fare una passeggiata a piedi per Roßhaupten. Il paese è molto tranquillo, la bici occupa un ruolo dominante, come in tutta questa regione, e vicino ha il lago Forggensee, l’unica reale attrazione nei dintorni.

Per approfondire, qui trovate le 12 cose da vedere a Fussen.

Castello di Neuschwanstein – Lindau – Lago di Costanza

La prima parte del secondo giorno, in attesa di raggiungere la Foresta Nera, la dedichiamo alla visita ai castelli vicino a Fussen. Il primo che visitiamo è quello meno famoso, il castello di Hohenschwangau, che è anche il primo che si incontra durante la passeggiata a piedi, dopo aver parcheggiato l’auto in una delle due aree di parcheggio situate qui vicino (6,50 € da pagare subito).

Le foto migliori sono quelle scattate da lontano, dove si riesce a cogliere al meglio l’essenza del luogo. Per la verità, non vi nascondiamo che una delle foto più belle dell’altro suo collega ben più famoso è stata scattata proprio da qui.

Per visitarlo all’interno è necessario acquistare il biglietto d’ingresso presso il negozio situato vicino al parcheggio. Noi abbiamo deciso di risparmiare i soldi, in quanto il meglio è dato dalla vista esterna e non tanto dall’interno, con una visita guidata in inglese che dura meno di 30 minuti.

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Il castello di Hohenschwangau

Scendiamo e ci dirigiamo al castello di Neuschwanstein, che si trova in direzione opposta rispetto a Hohenschwangau. Anche in questo caso, per entrare si deve acquistare il biglietto, che trovate nella stessa biglietteria dove vendono i tagliandi per la visita al fratello minore.

La salita verso il castello dura circa 15-20 minuti, dipende dal passo che avete. Di tanto in tanto vi supererà una carrozza trainata da due cavalli, che porta i turisti più pigri (e benestanti) a pochi metri dall’ingresso.

La sfortuna vuole che il pezzo più bello del castello, quello della facciata rossa, sia attualmente coperto per dei lavori che dureranno fino all’autunno del 2017. Prima di partire avevamo letto di questo handicap ma non credevamo che potesse realmente essere così penalizzante per la visita.

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Il castello di Neuschwanstein

Con un pizzico di delusione torniamo alla macchina, consapevoli che il viaggio nella Foresta Nera dovesse ancora cominciare. All’ora di pranzo del secondo giorno arriviamo a Lindau, una sorta di isola che si affaccia sul Lago di Costanza.

Il caldo rimane una costante. Il paese è più grande rispetto a Fussen. Anche stavolta non abbiamo trovato difficoltà nel parcheggiare, avendo a disposizione un parcheggio poco prima del ponte che collega Lindau alla terraferma.

Decidiamo di raggiungere la cittadina tedesca dal ponte secondario, che si trova sulla destra rispetto a quello principale, attraversando un piccolo parco, scelto per via della santa ombra, a dispetto degli insoliti 32 gradi che il telefono indicava in quel momento.

Lindau ci è piaciuta di più rispetto a Fussen, tanto che la collochiamo nel podio ideale della nostra vacanza, a livello di città visitate si intende. Anche in questo caso a catturare più di  tutti l’attenzione è il centro pedonale.

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Lindau, il centro pedonale

Non avrete difficoltà a trovare un posto dove mangiare, sebbene sia da tenere in conto un costo non proprio economico, visto che ci troviamo pur sempre sul Lago di Costanza, gioiello di Germania, Svizzera e Austria.

Dopo mangiato, facciamo una passeggiata nel centro di Lindau, dove scattiamo alcune foto alle vie e ai monumenti che meritano maggiormente. Quindi decidiamo di raggiungere la zona del porto, che si trova al termine del ponte principale che collega l’isola alla terraferma.

Sosta gelato (se potete) e per noi ombra, all’interno di un piccolo parco situato a ridosso dell’ingresso del porto. Sono quasi le 18.00, è ora di ripartire, in direzione Friedrichshafen, a 20 km da Lindau, sede del nostro secondo soggiorno, l’Hacienda Hotel, con parcheggio privato gratuito e una reception insolita, con un citofono e la voce di una ragazza a farne le veci.

Friedrichshafen si trova sempre sulle sponde del Lago di Costanza, anche se a differenza di Lindau il lago rimane nascosto agli occhi dei visitatori. Il paese è piccolo ma si trova ugualmente un locale discreto dove mangiare per cena. Unico problema? Le api. Ma per chi vive da queste parti abbiamo capito che non lo è affatto.

Lago Titisee – Triberg

Con l’avvento del terzo giorno entriamo ufficialmente nella Foresta Nera. La prima tappa, e non poteva essere altrimenti, è il lago Titisee, situato nei pressi del paese di Titisee-Neustadt.

Da qui inizia il fantastico paesaggio descritto innumerevoli volte da cantastorie e narratori celebri. La Route B500 regala curve e viste mozzafiato, con gli automobilisti protetti dalla fitta foresta su entrambi i lati. E’ la strada dei motociclisti, è la via dove tutto ha inizio.

Sia il lago che il piccolo paese sono due gioiellini da visitare e fermarsi per una sosta più o meno lunga. Noi siamo arrivati verso le 10 del mattino. Per prima cosa abbiamo fatto il giro del lago, per il quale abbiamo impiegato un’ora e mezza circa, incluse le soste.

Ci siamo poi fermati a mangiare in uno dei ristoranti nei pressi del lago, per poi proseguire la visita al piccolo centro del paese, con delle abitazioni che ci hanno tolto il fiato, come mai durante il nostro viaggio, ad eccezione di una città che ci è rimasta nel cuore.

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Il lago Titisee

Torniamo in macchina, stavolta ci dirigiamo alla volta di Triberg. La strada è quella maestra, la B500. Tra tutti, è il paese all’interno della Foresta Nera dove abbiamo visto più turisti e dove trovare un parcheggio non è cosa semplice, anzi.

Fortunatamente avevamo prenotato un albergo, l’Hotel Central (si trova sulla sinistra della via principale del paese, a poca distanza dal negozio dei mille orologi a cucù, situato sulla destra), che offriva il parcheggio gratuito. Altrimenti davvero non avremmo saputo come fare.

La nostra idea, scritta su Google Keep, era quella di visitare prima Schonach. E così facciamo, ma la delusione è enorme. Arriviamo in paese e non c’è alcuna indicazione. Né per il parcheggio né tantomeno per il famoso orologio a cucù. Nulla.

Cosa facciamo allora? La cosa più semplice in una situazione come la nostra, dove eravamo già irritati per via dell’impossibilità di trovare un parcheggio a Triberg, non sapendo che in realtà l’hotel dove avremmo alloggiato ci consentiva di lasciare la macchina gratuitamente in un’area visibile dalla stanza stessa dell’albergo.

Siamo andati via da Schonach senza vedere nulla. Perché nel paese non c’è davvero niente. Soltanto dopo, una volta tornati in albergo alla sera, scopriamo che in realtà la casa-orologio non era dentro la città ma lungo la cosiddetta via degli orologi. Che noi stessi abbiamo percorso, senza però farci caso.

Tornati a Triberg ci rifacciamo subito vedendo l’orologio a cucù più grande del mondo. Non è esattamente l’orologio che ci possiamo aspettare ma è una rappresentazione di una casetta con quella che dovrebbe essere una famiglia di tre simpatici orsi, mossi da ingranaggi, fatte le dovute proporzioni, enormi.

Dopo aver scattato le foto che l’orologio meritava, entriamo dentro il negozio dei mille orologi. Vi anticipiamo subito che se non avete molti soldi con voi forse entrerete soltanto per guardare e basta.

Il valore medio degli orologi di dimensioni più o meno normali oscilla intorno ai 500 euro, con alcuni pezzi che superano abbondantemente anche i 1.000 e 2.000 euro.

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Triberg, l’orologio a cucù più grande al mondo

E’ arrivato il momento di andare alle cascate di Triberg, che si trovano di fronte alla via principale. Lasciatevi trasportare dal rumore dell’acqua, inconfondibile. L’ingresso si paga, ma noi abbiamo avuto il biglietto gratuito grazie alla partnership tra l’Hotel Central e la biglietteria delle cascate.

La strada è subito in salita. Non solo, si è messo anche a piovere di lì a poco. Però l’esperienza è stata tra le più belle della vacanza. Natura vera, tra le cascate più alte di tutta la Germania, sicuramente le più belle di tutta la Foresta Nera.

Ci sono vari percorsi. Noi abbiamo scelto quello più semplice, arrivando al secondo ponte, dopo circa 10-15 minuti di salita. La strada prosegue ancora, arrampicandosi fino al punto più alto del salto. Per chi è attrezzato può sicuramente provare a salire fino in cima.

Soddisfatti comunque di quanto visto, riscendiamo a valle, dove ci attende uno dei ristoranti posti lungo la via principale del paese, sul lato destro, lo stesso del negozio dei mille orologi. Per gli amanti della pizza c’è anche la Pizzeria Pinocchio, a due passi dall’Hotel Central.

Gutach – Lago Mummelsee – Baden Baden – Gengenbach

Il giorno più lungo, più intenso e più bello durante il nostro viaggio nella Foresta Nera. Partiamo di buon mattina verso Gutach, distante meno di 15 km da Triberg. Andiamo qui per il museo all’aperto, un luogo senza tempo anche se forse un po’ troppo caro.

Il parcheggio è nei pressi dell’ingresso del museo. Costa 2 euro, perché presentando il biglietto del parcheggio alla biglietteria si ottiene uno sconto immediato di 2 euro, dai 4 iniziali previsti.

La nostra visita è durata un’ora circa. Tra case di una volta, antichi mestieri, spazi agricoli immersi nel verde, il museo all’aperto di Gutach ci ha regalato un importante momento della nostra vacanza, tra i più suggestivi.

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Gutach, un edificio del museo all’aperto

E’ già ora di andare. Proseguiamo in direzione nord, la prossima tappa è il lago Mummelsee, immerso nel cuore della Foresta Nera. Visita obbligata, sia per una sosta lungo la strada B500, sia per una passeggiata intorno al piccolo lago o altri percorsi più impervi.

Personalmente, abbiamo optato per il solo percorso intorno al lago, consapevoli del poco tempo a disposizione per altre passeggiate più lunghe. Nel negozio accanto al lago, oltre ai classici souvenir, vendevano anche la celebre torta di questa zona, originaria per la precisione di Triberg.

Ripartiamo, stavolta alla volta di Baden-Baden. Arriviamo intorno alle 12.30, giusto in tempo per una veloce visita della città prima di pranzare. Lasciamo la macchina nell’ultimo parcheggio disponibile prima dell’inizio della zona pedonale.

A differenza di altri paesi visitati in precedenza, ci rendiamo subito conto di essere dentro una città più chic, di alto livello, che però allo stesso tempo non presenta alcuna caratteristica particolare per essere ricordata, ad eccezione della pizza.

Abbiamo pranzato al ristorante Garibaldi, e approfittando della giornata piovosa la nostra scelta è ricaduta su due semplici margherite. Non sappiamo come è la pizza nel resto della Germania, ma nei nostri viaggi all’estero ci siamo fatti un’idea su cosa possa essere al di fuori dei confini nazionali. Ecco, a Baden-Baden, da Garibaldi, non resterete delusi.

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Gengenbach, il centro

Lasciamo Baden-Baden sotto la pioggia e iniziamo la nostra discesa verso Gengenbach. Avevamo visto prima di partire che era un autentico gioiellino ma non pensavamo ci potesse piacere così tanto da classificarlo al primo posto tra i paesi visitati durante il nostro itinerario della Foresta Nera, anche più rispetto a Friburgo e Lindau.

Il paese di per sé è molto piccolo, tanto che c’è un solo bagno, tra l’altro a pagamento. Ma questa è l’unico dettaglio stonato rispetto ad un contesto idilliaco. Le due porte d’ingresso della città, l’architettura spettacolare delle abitazioni, il parco adiacente il parcheggio posto all’entrata del paese. Tutto da 10 e lode.

Noi l’abbiamo visitata di pomeriggio. Fortunatamente la pioggia di Baden-Baden era soltanto un ricordo, nonostante la distanza tra le due città sia minima (60 km ndr). Anche la temperatura era perfetta, sui 19-20 gradi. Un luogo da ricordare e, se possibile, tornare.

E’ ora del check in all’Hotel Krone, a Friesenheim, 20 km dopo Gengenbach, direzione sud. Anche questo albergo offriva il parcheggio gratuito all’interno della sua struttura, oltre ad un ristorante di cucina tradizionale. Ci siamo trovati molto bene, sia con il personale che con i servizi messi a disposizione dalla struttura.

Friburgo

Ultimo giorno di Foresta Nera, tappa finale Friburgo. Per entrare in città occorre il bollino verde delle polveri sottili. Noi non abbiamo fatto in tempo ad acquistarlo, e così prenotiamo il nostro hotel nella vicina Bad Krozingen, famosa località termale, distante 15 km.

Prenotiamo una notte all’Hotel Vier Jahreszeiten, scelto per la sua posizione, visto che a 500 metri c’è la stazione del paese, da cui abbiamo poi preso il treno per arrivare a Friburgo in 10 minuti (4 euro, viaggio di sola andata).

La città ti spiazza subito con i suoi ruscelli che seguono ogni via del centro. La tentazione di togliere le scarpe e sentire l’acqua scorrere sotto i piedi è forte. Oltre ai ruscelli però c’è di più.

Alle 10.30 del mattino di domenica è iniziata la nostra visita della città. Serrande chiuse, poca gente tra le strade, il clima ideale per conoscere fino in fondo i segreti di Friburgo.

La prima cosa che vediamo, entrando nel centro della città, è la sommità della cattedrale. La puntiamo da subito, salvo poi farci distrarre dalle tante vie strette e naturali che popolano il centro.

Ci perdiamo, senza volerlo. Siamo arrivati fino alla seconda porta della città, da dove poi inizia la salita per la collina di Schlossberg, sulla cui cima è posta una particolare torre, uno dei tanti simboli di Friburgo. Dopo averla visto in foto, abortiamo la salita fino in cima, preferendo risparmiare energie in vista delle restanti cose da vedere.

Dalla salita alla collina si gode comunque della migliore vista sulla città ed in particolar modo sulla cattedrale. Ed è proprio qui che siamo ora diretti. Maestosa nel suo incidere e scandire le giornate degli abitanti, vastissima anche la sua piazza, dove artisti di strada sono soliti esibirsi per rimpinguare lo spirito dei presenti e le loro tasche.

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Friburgo vista dalla collina Schlossberg

A pranzo decidiamo di fermarci in un noto locale vicino ad Augustinerplatz. Le salsicce bianche di Monaco ed il brezel sono due ottimi compagni per il proseguimento della visita. Nel primo pomeriggio ci rechiamo di fronte alla Haus zum Walfish, la Casa della Balena, il cui colore porpora è molto particolare.

Proseguiamo poi in una piazza situata nei pressi della principale Munsterplatz, la Rahausplatz, dove decidiamo di sederci su una panchina, all’ombra degli alberi posti vicino ad una fontana.

Tra bambini che vogliono entrare dentro la fontana, ragazze che assaggiano la freschezza dell’acqua dei ruscelli posti ai lati delle strade, e gelati a gogo, siamo consapevoli di assaporare le ultime ore della nostra vacanza nel cuore della Foresta Nera.

Rientrati a Bad Krozingen in treno, ci fermiamo a mangiare al ristorante dell’hotel Eden. Simpaticissima la cameriera bionda un po’ in carne, così come quello che dovrebbe essere il proprietario, il cui aspetto potrebbe inizialmente far venire qualche brivido, salvo poi rendersi conto che gli schemi mentali dettati dai mass media sono sempre sbagliati.

Il sesto giorno è quello del ritorno a casa (siamo passati dalla Svizzera, qui tutto quello da sapere sulla vignetta svizzera). Salutiamo la Foresta Nera, con i suoi alberi, i 20 gradi di temperatura quando in Italia si raggiungono anche i 45-50 gradi in alcune località, le api, le piste ciclabili, le cascate, i ruscelli di Friburgo e le case di Gengenbach. Danke schön, Foresta Nera.

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