Come siamo messi con il passaporto sanitario per viaggiare

Il passaporto sanitario è tra le misure a cui si guarda con grande interesse per la ripresa dell’industria turistica, e più la campagna di vaccinazione andrà avanti maggiori saranno gli interrogativi sulla percorribilità o meno di questa strada. Come la prenderebbero i viaggiatori che non intendono vaccinarsi contro il Covid-19? Sarebbe un atto di discriminazione nei confronti di chi non ha avuto la possibilità di sottoporsi al vaccino?

Al momento l’unico Paese che ha adottato la soluzione del passaporto sanitario per entrare e uscire dai confini nazionali è l’Islanda. Altri Stati vicini a introdurlo sono Ungheria, Estonia, Danimarca e Svezia: il governo magiaro sta pensando di emettere un documento che attesti l’avvenuta vaccinazione o in alternativa la guarigione al coronavirus oppure la presenza di anticorpi, strada simile a quella battuta dall’Estonia; anche Danimarca e Svezia pensano a un progetto comune, estendendolo a ristoranti, eventi culturali e concerti.

La Grecia è andata oltre, dopo aver stipulato un accordo con Israele in base al quale si consente la libera circolazione delle persone che dimostrano di essersi già sottoposte al vaccino. Lo stesso Paese ellenico era stato tra i primi a richiedere alla Commissione europea un intervento che andasse nella direzione di un passaporto unico per tutta l’Unione europea, così da consentire anche a tutti i cittadini europei vaccinati di viaggiare liberamente.

In questa scelta riveste un peso specifico anche il fascino che una nazione esercita agli occhi dei viaggiatori: è chiaro che un Paese come l’Italia sia più interessato alla questione sul passaporto sanitario anziché un’altra nazione dove la voce turismo non ha un peso sul Pil tra virgolette determinante come nella nazione italiana. Non sorprende dunque di vedere nella schiera dei favorevoli al “corona-pass” Stati come Italia e la Spagna, dove gli introiti dell’industria turistica giocano un ruolo molto importante a livello economico.

Dall’altra però ci sono anche i Paesi che al momento hanno scelto un profilo quantomeno attendista, per usare un eufemismo: di questa lista fanno parte Germania, Belgio e Francia. Il Paese transalpino vorrebbe ad esempio rinviare la discussione sul passaporto sanitario tra qualche mese, perché ancora non si è certi della reale protezione del vaccino da un eventuale nuovo contagio. Meno dura la posizione della Germania: sebbene contraria all’utilizzo del passaporto vaccinale per consentire l’arrivo di viaggiatori dall’estero, potrebbe invece non impedirlo ai privati (ristoratori, albergatori, ecc.).

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