L’anno nero di Ryanair

Ryanair ha perso tra gli 850 e i 950 milioni di euro nell’anno appena conclusosi, passato alla storia come l’annus horribilis per il turismo mondiale. Tutta colpa del coronavirus, che ha costretto milioni di persone a restare a casa. Anche la flebile speranza di rivedere la luce in vista delle vacanze di Natale si è esaurita molto velocemente: tra seconda ondata, richiesta di test allo sbarco e lockdown generali, la compagnia irlandese di Michael O’Leary ha salutato mestamente l’anno peggiore dalla sua fondazione ad oggi.

Tempi duri fino a Pasqua

In una recente nota Ryanair ha ammesso che le difficoltà proseguiranno almeno fino a Pasqua, alla luce degli ultimi lockdown stabiliti da diversi Paesi in Europa per fronteggiare l’emergenza sanitaria del coronavirus, come ad esempio Regno Unito, Germania e Francia. In questa direzione vanno anche le più recenti dichiarazioni di Ursula von der Leyen e Charles Michel, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e numero uno del Consiglio Ue, che hanno sconsigliato i viaggi non essenziali tra gli Stati membri.

Ryanair è comunque in buona compagnia, perché se è vero che i suoi aerei sono rimasti a terra, è anche vero che allo stesso modo non hanno volato nemmeno i vettori delle altre compagnie aeree.

O’Leary guarda il bicchiere mezzo pieno

Archiviato l’anno peggiore di sempre, l’amministratore delegato di Ryanair è consapevole che il periodo no debba ancora terminare. Non per questo però intende rinunciare al suo proverbiale ottimismo, e con la mente si proietta già alla stagione estiva: “Ci aspettiamo una forte ripresa dei viaggi in estate grazie al successo dei piani di vaccinazione”.

Nell’ordine delle idee di O’Leary l’estate segnerà una rinascita per l’intero settore, un nuovo inizio per l’Europa e gli altri Paesi del mondo. Non è un caso quindi che la compagnia low cost con base operativa all’aeroporto di Londra-Stansted stia in queste settimane recapitando alle persone iscritte alla sua newsletter numerose email dove vengono incentivate le partenze nei mesi più caldi dell’anno. E non è la sola.

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